Quando l’entusiasmo sovrasta l’esperienza: L’errore rischioso nei progetti personali, basato sulla mia esperienza

Penso che condividere anche gli errori sia utile a migliorarsi ed a mettere nero su bianco i passi che mi hanno portato a realizzare un progetto personale che non sarà mai pubblicato.

I miei sono stati errori di valutazione su un progetto personale, precisamente un Portale Locale con varie funzioni di monetizzazione. Li reputo sbagli più gravi di errori tecnici. Agli errori tecnici si può porre rimedio a quelli di analisi pre-realizzazione anche, se non fosse che mi sono “dimenticato” la mia esperienza e competenza ed ho continuato a sviluppare un progetto come se vi fosse stato uno studio approfondito alla base, questo è stato il mio primo errore, di conseguenza a cascata si sono susseguiti tutti gli altri.

Ho fatto quello che negli anni ho sempre spiegato di non fare ai miei clienti. Non innamorarsi troppo del proprio progetto o della propria idea perché offusca l’obiettività e porta a prendere decisioni senza delle basi consolidate, senza una analisi, uno studio a priori dei pro e dei contro.

Quando abbiamo una idea per realizzare qualcosa di nuovo, inevitabilmente l’entusiasmo prende il sopravvento, pensiamo che sia tutto bello che abbiamo chiaro ogni aspetto, che siamo pronti ad affrontare tutto, compreso l’impegno ed il tempo che ogni nuovo progetto implica, non parlo in fase di realizzazione prima della messa online, quello lo ho sempre ritenuto il lato più “facile” ma dal lato startup, sviluppo, crescita e gestione nel tempo. Come potrai ben immaginare in realtà non si è pronti se mancano dei presupposti indispensabili a priori.

Principalmente riteniamo che il prodotto e/o servizio sia fantastico, che sicuramente interesserà il nostro target di riferimento (come se nella fase di massima adrenalina avessimo pensato a chi ci rivolgiamo). In questa fase ci stiamo raccontando delle favole. Alla fine è un prodotto e/o servizio che pensiamo possa interessare, ma su quali basi? Spesso su nessuna, almeno nessuna che sia oggettiva quindi con dei dati a supporto.

Da questi presupposti, può nascere solo un progetto destinato nel breve periodo a fallire. Il mio progetto non è fallito (Almeno non pubblicamente), solo perché per fortuna sono riuscito a fermarmi prima; prima si fa per dire essendo attualmente già tutto pronto. Esatto! Pronto sia dal lato tecnico, dal lato social (Account creati, con avatar, cover, impostazioni settate, ecc…), dal lato sia pubblicitario compresa una strategia commerciale ed almeno 10 pagine persuasive scritte per le varie opzioni del servizio da vendere. Sí non mi sono fatto mancare nulla.

Basterebbe ora un click per metterlo online e qualche altro per pubblicare gli account social.

Allora cosa ho sbagliato? Il primo errore fu, prendere ad esempio altri due progetti personali attualmente online ed operativi, uno nato oltre 14 anni fa (altro periodo, altro web ed altri algoritmi social…) ed un altro di 3 anni fa in piena pandemia Covid (più recente, ma sempre altri tempi).

Progetti simili per alcune peculiarità alla idea che avevo in mente, ma esageratamente diversi per due principali fattori, tra i tanti; il target (Nel nuovo progetto sarebbe stato B2B) ed il modello di business. I due progetti, di cui parlavo vengono monetizzati in modi diversi, uno diretto in base al servizio (B2C ed in alcuni casi B2B), uno indiretto in base ai contenuti (B2C). Il nuovo progetto lo avevo pensato, senza scendere troppo nel dettaglio, un mix tra entrambi con una propensione di circa il 70% verso la monetizzazione diretta.

Il secondo errore, riguarda il non aver calcolato l’impegno di gestione nel tempo che un progetto simile avrebbe richiesto. Tempo che avrei dovuto sottrarre ad altri miei progetti personali, non alle attività per i clienti perché tengo sempre diviso in modo netto ed inderogabile il tempo per i miei lavori e quello per i clienti. Non tenere in conto l’aspetto tempo/risorse non solo avrebbe inevitabilmente reso il nuovo progetto un fallimento, ma avrebbe anche sottratto tempo a progetti personali che funzionano, con il rischio più che concreto di gestire non nel modo consono progetti personali consolidati.

Questi aspetti più altri minori, pur sempre importanti, mi hanno fatto ragionare su cosa avessi imparato da questo, scampato, disastro annunciato.

Cerco sempre di vedere i lati positivi anche negli errori, come diceva qualcuno più saggio di me “O vinco o imparo“. Ho sempre preso queste poche parole come un mantra quando sbaglio qualcosa.

Nella fattispecie ho imparato alcune cose che posso mettere nella mia cassetta degli attrezzi web ed altre che mi hanno fatto rivalutare la mia forma mentis quando si tratta valutare un nuovo progetto.

Il primo insegnamento è stato dal lato tecnico, imparando ad utilizzare per la prima volta il tema AVADA per WordPress (Attualmente il più venduto su Themeforest con poco meno di 900.000 download). Tema con cui mi sono trovato molto bene per la sua duttilità e personalizzazione, lo reputo ottimo e molto intuitivo. Lo consiglio per progettare siti molto grandi, come portali o siti per aziende. Anche se rimango fedele ad Elementor Pro (Page Builder per WordPress) che uso da anni.

Il secondo fattore su cui questa esperienza mi ha fatto ragionare molto è stato prettamente di onesta riflessione, organizzativa e di analisi prima di iniziare a sviluppare ogni idea per un nuovo progetto. Ho cercato di fare una checklist da seguire ogni volta che penso “Ah! Questa sì che è una buona idea per un nuovo progetto” cosa che, personalmente, mi capita minimo una volta al mese.

La checklist la potrei chiamare: “Simulare un fallimento per evitare che accada“.

Ho cominciato a pensare al peggio. Solitamente, come scrivevo all’inizio dell’articolo, il pensiero era sempre super positivo (senza se e senza ma) e questo non mi lasciava spazio a pensare se qualcosa fosse andato storto.

Ho capito che mettendo fine all’eccessivo ottimismo e all’inclinazione a sovrastimare le probabilità a mio favore sarei riuscito a fare una analisi più fredda e distaccata; come se non fosse una mia idea.

Cominciando ad immaginare che i progetti su cui stiamo lavorando abbiano già fallito ancor prima di iniziare, si sviluppano, secondo me, dal lato critico due aspetti importati. Il primo prepararci alle inevitabili fallibilità umane, riducendo le aspettative e, di conseguenza, le delusioni. Inoltre, ci aiuta a simulare le difficoltà che potrebbero derivare da determinate azioni.

Questo cambio di prospettiva mi ha permesso di elaborare una serie di pratiche su cui ragionare prima di avviare un nuovo progetto.

La checklist che utilizzo attualmente prima di trasformare una idea in un progetto:

  1. Inizio comprendendo chiaramente gli obiettivi che voglio raggiungere, in base alle disponibilità a 360° che ho a disposizione e comincio a delineare un piano per raggiungerli. Se il divario tra le risorse necessarie e quelle disponibili è troppo ampio, potrebbe essere necessario prendere la decisione di cercare alternative più gestibili. Fin qua nulla di diverso da quello che facevo prima, se non essere più coerente con il mio lato realistico e meno con il lato impulsivo.
  2. Successivamente, immagino il peggiore scenario possibile, come il completo fallimento o la “morte” del progetto. Provo ad essere molto preciso nel descrivere dettagliatamente il contesto esatto e le conseguenze che si verificheranno dopo il fallimento del piano o della strategia.
  3. Il terzo passo è l’analisi. Esamino attentamente il fallimento e identifico le possibili cause in modo meticoloso. Credo che più si riesce ad essere specifici, dettagliati e catastrofici, maggiori saranno le probabilità di salvare il progetto.
  4. Dopo aver individuato le possibili cause del fallimento, passo all’identificazione di tutte le azioni che possono fungere da protezione e assicurazione per preservare i piani che avevo fatto.
  5. A questo punto, avrò una lista di possibili cause e relative soluzioni. Dovrò rivalutare tutto, concentrando gli sforzi per rafforzare i punti che potrebbero rivelarsi fatali, trasformando le criticità in opportunità per prendere nuove strade in corso d’opera sarà un po’ come avere una sorta di piano B.

Ho parlato di piano B, onestamente ho sempre ritenuto i piani B una alternativa che prendeva in considerazione solo chi non credeva in un determinato progetto. Mi sbagliavo, non è un “lascio perdere e faccio alto”, ma una ancòra di salvataggio per non far naufragare un progetto in cui si è speso molto tempo ed energie.

Lo sviluppo dei punti elencati, cominciano ad essermi molto utili. Non saranno sicuramente definitivi ma mi stanno aiutando a valutare alcune idee. Oltre a permettermi di ottimizzare il tempo, non che sviluppare i punti precedenti richieda poco tempo, ma per esperienza personale so che strutturare un progetto e poi rendersi conto che non è idoneo all’obiettivo ne richiede esageratamente di più.

Spero che la mia esperienza e le mie considerazioni, possano offrire un supporto concreto a coloro che si stanno preparando ad avviare un nuovo progetto. Vorrei sottolineare l’importanza di applicare alcune tecniche di analisi preventiva, al fine di evitare errori che potrebbero essere prevenuti. Se si dedica del tempo e delle risorse alla valutazione accurata delle potenziali criticità, alla pianificazione attenta e alla ricerca approfondita, si può ridurre significativamente il rischio di incorrere in errori costosi o evitabili.

Immagine di Stefano Scetti
Stefano Scetti

Consulente freelance di Digital e Social Media Marketing con base a Milano.
Dal 2005 affianco PMI e professionisti in Italia lavorando principalmente da remoto.
Completo l’attività di consulenza con la docenza in corsi di social media marketing e produttività.

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