Nelle ultime settimane riflettevo su quanto molte realtà imprenditoriali faticano a passare al digitale. E’ un aspetto che reputo estremamente importante specialmente ripensando gli anni passati quando il lockdown dovuto alla pandemia ha “costretto” molte aziende a sperimentare, spesso impreparate dal lato tecnologico, lo smart working, come diciamo in Italia, anche se il termine non è corretto essendo uno pseudoanglicismo, in inglese è comunemente definito remote working o home working. Lo smart working è una modalità di lavoro flessibile che utilizza tecnologie e strumenti intelligenti per migliorare i processi e rendere il lavoro più funzionale. Questa precisazione semantica non è comunque basilare al fine di questo articolo.
La Digital Marketing Transformation è un processo evolutivo che va oltre la trasformazione dall’analogico al digitale. È necessaria la coordinazione di persone, processi e tecnologie e un cambiamento organizzativo che spesso viene sottovalutato. È importante concentrarsi non solo sulle tecnologie, ma anche sulle implicazioni manageriali e le dinamiche umane. La trasformazione digitale richiede un cambiamento di mindset per adattarsi ai rapidi mutamenti del contesto.
Per guidare la funzione di marketing verso nuove opportunità, è necessario avere una visione strategica a lungo termine e una gestione equilibrata di persone, processi e tecnologie. L’approccio olistico è fondamentale per raggiungere questi obiettivi.
La trasformazione digitale è un fenomeno complesso che può essere affrontato attraverso diversi approcci.
Il primo approccio riguarda il modello di business, in cui la tecnologia digitale permette l’emergere di un nuovo modello di business che rivoluziona le logiche del settore, aprendo nuove opportunità e sfide. Ad esempio, la diffusione dei servizi on demand basati sulla sharing economy rappresenta un esempio di trasformazione digitale lato business.
Il secondo approccio alla trasformazione digitale è l’orientamento alla tecnologia, in cui il focus è sulle tecnologie e sugli strumenti digitali che semplificano l’attività lavorativa quotidiana. L’introduzione di strumenti di automazione e di intelligenza artificiale, ad esempio, rappresenta un esempio di trasformazione digitale orientata alla tecnologia.
Il terzo è un approccio orientato ai dati, in cui il tracciamento consentito dalle tecnologie permette di fare previsioni e simulazioni con un altissimo grado di affidabilità e precisione. Ad esempio, l’analisi dei dati dei clienti può aiutare le aziende a comprendere meglio le loro esigenze e a personalizzare l’offerta di prodotti e servizi.
Il quarto approccio è orientato alle persone, che si concentra sull’acquisizione delle conoscenze e delle competenze digitali e sulla promozione del cambiamento di mindset che consente di gestire al meglio le nuove tecnologie. Ad esempio, la formazione dei dipendenti su competenze digitali può migliorare l’efficienza e l’efficacia dell’organizzazione.
Il quinto approccio è orientato ai processi, in cui l’attenzione è focalizzata alla rielaborazione e al ridisegno dei processi grazie alle nuove tecnologie. Ad esempio, l’implementazione di soluzioni di workflow digitale può semplificare e migliorare la gestione dei processi aziendali.
Infine, il sesto approccio riguarda lo sviluppo del prodotto, in cui le risorse digitali sono al servizio dell’innovazione di prodotto. Ad esempio, la realtà virtuale può essere utilizzata per creare esperienze di prodotto immersive e coinvolgenti.
La trasformazione digitale può essere affrontata attraverso diversi approcci, ognuno dei quali si concentra su un aspetto specifico dell’organizzazione. Tuttavia, ogni impresa indipendentemente dalla sua grandezza , per ottenere il massimo beneficio dalla trasformazione digitale, ha la necessità di adottare questi approcci con delle logiche che tengano conto delle esigenze organizzative per raggiungere degli obiettivi.
La trasformazione digitale è un “passaggio” che può essere compreso solo integrando più approcci in chiave sistemica. Il cambiamento coinvolge tutti gli ambiti aziendali e il marketing non fa eccezione.
La Digital Marketing Transformation implica spesso una revisione ad ampio spettro delle modalità con cui l’azienda si interfaccia con il suo mercato e i suoi clienti. Tradizionalmente, il marketing ragionava in una logica top-down, partendo dal presupposto che fossero le imprese ad indirizzare le scelte di acquisto dei consumatori decidendo quali prodotti immettere sul mercato, con quali modalità distributive e a quali prezzi.
Le tecnologie digitali hanno modificato radicalmente gli equilibri di potere e il passaggio delle informazioni tra i diversi attori coinvolti. Infatti, la differenza sostanziale tra il marketing tradizionale e il Digital Marketing non sta tanto negli strumenti quanto nei dati e nelle metriche che questi strumenti consentono di cogliere, elaborare ed integrare. Inoltre, la digitalizzazione non ha cambiato solo il modo in cui le aziende comunicano con i clienti, ma anche, e forse soprattutto, le modalità, le aspettative e le attese che i clienti ripongono nelle aziende.
La Digital Marketing Transformation richiede una visione strategica a lungo termine, una forte capacità di adattamento e una gestione equilibrata di persone, processi e tecnologie.
Nella trasformazione digitale, le competenze comportamentali sono un elemento fondamentale per lo sviluppo delle competenze digitali. Questo perché la tecnologia da sola non è sufficiente per raggiungere i risultati auspicati nel mondo digitale in cui viviamo oggi. In effetti, le persone con le giuste competenze comportamentali sono in grado di utilizzare la tecnologia in modo più efficace e di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato.
Alcune delle competenze più importanti, secondo me, che possono aiutare a guidare la crescita nella trasformazione digitale, sono le seguenti:
- Pensiero analitico e ragionare fuori dagli schemi: è importante essere in grado di analizzare i dati e di trovare nuove soluzioni innovative per i problemi.
- Formazione costante attraverso strategie di apprendimento: le persone che sono in grado di imparare in modo attivo e di sviluppare nuove strategie di apprendimento possono diventare più efficaci nel loro lavoro.
- Capacità di risolvere problemi complessi: essenziali per affrontare le sfide della trasformazione digitale.
- Pensiero critico e capacità di analisi nel proprio settore di appartenenza: indispensabili per valutare le informazioni e prendere decisioni migliori e funzionali.
- Creatività, originalità e spirito d’iniziativa: importanti per sviluppare nuove idee e trovare soluzioni innovative.
- Leadership e influenza sociale: doti importanti per motivare gli altri e guidare il cambiamento.
- Uso di strumenti tecnologici di monitoraggio e di controllo: queste capacità aiutano a migliorare l’efficienza e l’efficacia nell’ambito lavorativo.
- Progettazione e programmazione tecnologica: necessari a sviluppare nuove soluzioni e prodotti.
- Facilità di adattamento, gestione dello stress e flessibilità: sono attitudini basilari per affrontare le sfide ed i cambiamenti del mercato.
- Velocità di ragionamento e problem solving: sono aspetti importanti per sviluppare nuove idee e trovare soluzioni innovative.
Oltre alle competenze c’è sempre l’attitudine del consulente di Digital Marketing di riuscire a far assimilare alle aziende i vari aspetti che possano portare migliorie nei loro processi di business, senza stravolgere le loro “abitudini” ma facilitare la transizione adottando degli step. Questo vale a qualsiasi livello aziendale. Una buona gestione ed implementazione relativa ai processi di Digital Marketing è condizionata da come ogni reparto gestisce le varie attività; dalla comunicazione, alle risorse umane, alla logistica, ecc…
Mi è capitato di rapportarmi con processi aziendali che utilizzavano logiche e strumenti molto basici e poco efficaci per ottimizzare il lavoro dei vari settori aziendali.
Ricordo in particolare una PMI che utilizzava per le comunicazioni interne una chat privata su Whatsup, le E-mail e Skype, tutto in contemporanea (Il primo strumento che avevano sotto mano lo utilizzavano).
Una gestione di questo tipo porta solo ad avere informazioni, documenti, variazioni strategiche, contratti, ecc… in molti luoghi non collegati tra loro. La ricerca dei vari documenti, quando necessitavano era estremamente complessa e dispersiva sia a livello di tempo che di organizzazione.
In questo caso non potevo proporre di passare a strumenti tipo Notion con integrazione su Slack (E’ solo un esempio, valeva qualsiasi strumento che conferisse maggiore ordine) ho optato inizialmente per non stravolgere le loro abitudini, togliendo i due strumenti che per quel compito ritenevo meno performanti, ossia Whatsup e Skype.
Ho consigliato di utilizzare solo le e-mail, strumento che già faceva parte della loro quotidianità lavorativa, fornendo un documento con alcune migliorie di utilizzo in modo da rendere più efficaci le comunicazioni interne. Per esempio evitare CC infiniti a persone a cui determinate comunicazioni non riguardavano. Ho fatto integrare un collegamento a Dropbox in modo che tutti gli allegati delle e-mail confluissero in un unico luogo digitale accessibile a tutti gli interessati. In modo anche da evitare di vedere desktop pieni di documenti che ogni persona organizzava in base al proprio criterio.
Non era la soluzione ottimale, ne ero conscio, ma era un primo passo verso un passaggio ad un “digitale consapevole” che avesse una organizzazione in base alle esigenze. Nel tempo passammo ad altro di più integrato con maggiori funzionalità. Il passaggio fu sempre graduale in modo da essere certo che determinati modus operandi fossero stati assimilati; solo in questo modo potevo integrare altro. Fu un processo relativamente lungo ma necessario.
Il passaggio al digital implica sempre del tempo, credere il contrario è utopistico. E’ un percorso, ovviamente, soggettivo da impresa ad impresa. Ritengo che la parola “soggettivo” è la chiave di tutto per avere un approccio studiato al meglio in base alle persone con cui ci rapportiamo. Comprendere il punto in cui sono dal lato digital e dove vogliono arrivare non lo considero uno step, ma la base di tutto il processo, sbagliando questa analisi si rischia di rendere il processo di passaggio al digitale come una forzatura e non una necessità che può portare solo dei benefici a tutti i livelli nell’organigramma aziendale.






