Chi influenza chi: sei, tu, marketer l’artefice dell’advertising o è l’advertising a condizionarti?

Chiunque si occupa di advertising, che sia sui social, sui motori di ricerca o sul proprio sito o landing page, sa quanto essere sempre maggiormente persuasivi ed originali nel messaggio da comunicare è sempre stato alle basi di ogni testo, immagine o video di una campagna pubblicitaria che ci apprestiamo a realizzare per dare maggiore “forza” al nostro messaggio.

Appurato che l’advertising è un settore in continua evoluzione, non parlo solo dal lato prettamente tecnico, di algoritmi, ecc… non voglio trattare questi argomenti in questo articolo, ma voglio soffermarmi all’aspetto relativo al coinvolgimento del pubblico in target che vogliamo raggiungere.

Oggi più che mai i consumatori sono diventati maggiormente consapevoli e difficili da convincere, hanno acquisito una conoscenza più approfondita delle dinamiche dell’advertising, non perché hanno studiato marketing ma per l’abitudine ad essere bombardati da una vasta gamma di annunci pubblicitari, spesso ripetitivi, con gli stessi schemi ricorrenti. Questa situazione ha assuefatto le persone a sapere giù dove ogni click potrà condurli. Lo scenario che ci troviamo davanti ha, involontariamente, condotto il pubblico ad essere più cauto nel fidarsi dei messaggi pubblicitari acquisendo una maggiore consapevolezza. Questa consapevolezza ha reso i consumatori più scettici e meno suscettibili alle promesse, a volte, esagerate o ai toni troppo persuasivi. Abbiamo a che fare con un pubblico sempre più critico che conosce i meccanismi; i consumatori di oggi sono diventati più sofisticati e sfidano le strategie tradizionali.

Da un lato un pubblico consapevole è sicuramente un bene perché saprà scegliere e comprendere meglio, e ci permetterà se sapremo distinguerci, a chi conferire la propria fiducia; alla fine è sempre e solo una questione di fiducia.

L’aspetto che secondo me dovrebbe far riflettere i marketers (ovviamente mi includo in questa riflessione) è che questa situazione in buona parte la abbiamo creata noi. Ci siamo spesso adagiati su dinamiche fisse, ovviamente perché funzionavano ed anche bene. Questo è stato, secondo me, un freno che inconsapevolmente abbiamo messo alla creatività ed alla sperimentazione. Due aspetti fondamentali che negli anni ci hanno consentito di raggiungere ottimi risultati lato advertising.
Certo il risultato finale è quello che conta, non lo metto in dubbio, ma quando il meccanismo si “inceppa” andare a ritroso e comprendere il perché diventa più impegnativo che aver cercato durante i periodi buoni delle alternative.

In questo contesto, a mio parere, è fondamentale per i marketers superare gli schemi fissi e le Call To Action banali, per citare alcune situazioni, andando oltre i cliché e testare un approccio fresco ed innovativo per catturare l’attenzione del pubblico e distinguersi dalla concorrenza.

Esaminando quello che non sta funzionando dal lato del consumatore a cui ci rivolgiamo, ritengo che si possano valutare delle soluzioni. Ho accorpato alcuni aspetti che generalmente tengo in considerazione quando preparo una campagna di advertising, cercando di ragionare sulle eventuali alternative che potrebbero migliorare questi fattori.

La pubblicità con schemi fissi non funziona: Nell’era digitale, i consumatori come abbiamo visto sono assuefatti da messaggi simili con la conseguenza di renderli inefficaci e non idonei ai risultati che avevamo preventivato. Per catturare l’attenzione del pubblico il contenuto dell‘advertising deve adottare un approccio fuori dagli attuali schemi e sicuramente deve essere innovativo, anche rischiando di sbagliare, nella creazione di annunci pubblicitari. Ad esempio utilizzando tecniche di gamification, storytelling o influencer marketing per coinvolgere il pubblico di riferimento in modo più efficace. Inoltre, sfruttare l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico per personalizzare gli annunci in base alle preferenze individuali dei consumatori è una altra opzione da considerare.

CTA sempre uguali: Le call-to-action (CTA) sono elementi cruciali negli annunci pubblicitari. Tuttavia, l’utilizzo delle stesse CTA stereotipate e poco originali possono rendere gli annunci meno efficaci. Per influenzare realmente il pubblico, è necessario sperimentare delle chiamate all’azione uniche ed accattivanti che incoraggino i consumatori ad agire in modi inaspettati. In poche parole, il consumatore finale, non deve essere incuriosito solo da una determinata CTA ma deve trovare quando compie l’azione qualcosa che non lo faccia pensare ad altre N volte che ha cliccato su altre CTA. Differenziarsi, anche correndo dei rischi, ritengo che debba essere il mantra per tutti i marketers.

Principio di scarsità (Ovunque): Il principio di scarsità è un’arma potente nell’advertising (Ogni marketers lo ha utilizzato nelle sue campagne di ADV). Mostrare che un prodotto o servizio è disponibile solo per un periodo limitato o in quantità limitate può creare un senso di urgenza nel pubblico. Tuttavia, questo principio viene spesso utilizzato in modo eccessivo e senza pensiero critico. I marketers dovrebbero adottare un approccio maggiormente equilibrato, in cui la scarsità sia autentica e non una mera tattica di vendita.
Il consumatore ormai non ha più il “timore” di lasciarsi scappare una occasione o l’impulso di prendere una decisione in tempi brevi per non perdere l’offerta. Lo ha visto troppe volte, in molti contesti, e sa che al termine della “offerta a tempo limitato”, ne riapparirà un’altra identica ed in alcuni casi ancora migliore.

Questi sono alcuni esempi, su cui ragionare in modo da scrollarsi di dosso il “giocare sul sicuro” si fa per dire, vista la mole di informazioni e risorse online a cui i consumatori hanno accesso. Prendersi dei rischi, attitudine che fa parte del DNA di ogni marketer, oltre ad accettare la paura di fallire che può limitare le opportunità di successo. I marketer devono, sì è imperativo, abbracciare la mentalità del “fallimento rapido” (Non lo intendo come “fallire è un bene” in stile americano) e imparare dagli errori fatti e dai risultati ottenuti per ripartire con nuove idee da testare. Ritengo che sia l’unico modo per andare oltre a quello che il potenziale consumatore si aspetta.

Abbandonare l’approccio convenzionale ed investire tempo ed energie per comprendere appieno il pubblico di riferimento, i loro desideri e le loro esigenze. Solo così si può creare un’advertising che sia autentico, rilevante e in grado di connettersi con il pubblico, connettersi nel senso stretto del termine non fare solo vedere il nostro messaggio, per questo bastano pochi euro e lo può fare chiunque anche senza competenze, ma questo non vuol dire essere un marketer.

Immagine di Stefano Scetti
Stefano Scetti

Consulente freelance di Digital e Social Media Marketing con base a Milano.
Dal 2005 affianco PMI e professionisti in Italia lavorando principalmente da remoto.
Completo l’attività di consulenza con la docenza in corsi di social media marketing e produttività.

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