Se pensi solo a Google stai già perdendo terreno

Negli ultimi mesi ho assistito sempre più spesso allo stesso copione. Esce un nuovo modello di Gemini e subito fioccano post, video e articoli entusiasti, con paragoni ad altre AI che, curiosamente, al 99% perdono il confronto. Il messaggio diretto non viene mai detto, ma quello che filtra, è che a qualcuno fa comodo far credere, che restare nell’orbita di Google significherebbe ancora giocare nella serie A del posizionamento. È come se, per assurdo, usare Gemini riguardasse il “posizionamento su Google”, ammesso che questa espressione abbia ancora senso oggi.

Mi chiedo perché. Forse perché ammettere che le regole sono cambiate farebbe crollare certezze comode e narrazioni ben vendute.

La verità è che molti creator continuano a ragionare come se “essere su Google” fosse il Santo Graal della visibilità. L’hype intorno a Gemini, venduto come mossa strategica per il solo fatto di portare il marchio Google, è solo l’ultimo esempio.

Con gli AI Overviews le risposte arrivano direttamente nella pagina dei risultati e gli utenti non hanno più motivo di cliccare, un modello che non è SEO tradizionale ma una vetrina progettata per trattenerli lì riducendo la vecchia equazione visibilità uguale traffico, mentre c’è ancora chi parla come nel 2020 riciclando slogan stanchi invece di spiegare come stanno davvero le cose. Con AI Mode (Non ancora attivo in Italia, per ora…), Google porta la ricerca in conversazione e i link tradizionali passano in secondo piano. Il tessuto connettivo del web sono le AI.

Senza mezzi termini mi dispiace vedere certi professionisti, compresi alcuni che ho sempre considerato molto preparati, scendere a “vendere” agli utenti l’illusione che “posizionarsi su Google” significhi ancora quello che significava cinque anni fa. Forse é più comodo così, ma sarebbe molto più corretto ammettere che molte dinamiche sostanziali sono cambiate e che oggi ci muoviamo in una zona grigia, con regole incerte e risultati tutt’altro che garantiti.

Il contesto è cambiato. Le soluzioni definitive al 100%, almeno ad oggi, non esistono e chi sostiene il contrario probabilmente sta vendendo qualcosa di “scaduto”. Test dopo test, mi è sempre più chiaro, come immagino a molti, che posizionarsi nelle ricerche delle intelligenze artificiali sarà un passaggio imprescindibile in ogni strategia.

Per questi motivi non considero più Google la mia “destinazione finale” ma solo un mezzo per arrivare altrove. Semplicemente perché i non addetti ai lavori, si stanno spostando nelle ricerche all‘interno delle AI. Esatto, il motore di ricerca più usato al mondo sta cedendo spazio a ricerche fatte direttamente nei motori di ricerca AI. Essere visibili sui motori tradizionali oggi è, secondo me, solo un ponte per aumentare le probabilità di comparire anche dentro ChatGPT.

Perché il mio riferimento è a ChatGPT e non a Gemini o per esempio a Claude?

Fuori dal nostro settore, ChatGPT è ormai sinonimo di intelligenza artificiale. Non discuto se sia giusto o sbagliato. Come digital marketer, mi interessa meno la precisione del termine e molto di più la percezione che hanno le persone. Clienti AI e buyer bot sono la realtà ed il futuro del web, non quello che conoscevamo anni fa.

Inoltre ricordiamoci che quando ChatGPT interroga il web utilizza principalmente Bing insieme ad altri provider ed in alcuni casi, attinge anche ai risultati di Google. Alcuni report indipendenti hanno mostrato che OpenAI, oltre a Bing, ha sfruttato SerpApi per ottenere risultati direttamente dall’indice di Google. Esistono quindi evidenze di un utilizzo almeno parziale dei risultati di Google, anche se non tramite una partnership ufficiale.

Certo, volendo, anche con “ChatGPT Search” puoi reindirizzare esclusivamente su Google con “!g” davanti alla query. Comodo sulla carta, ignorato nella realtà dall‘utente medio che non conosce nemmeno questa possibilità.

Mi è capitato di sentire ultimamente un discorso tra due persone, con una domanda che ritengo sia esplicativa “Hai visto ChatGPT di Google?”, ovviamente si riferivano a Gemini. Questo ritengo che dica tutto, la percezione pubblica conta più della tecnologia.

Questa dinamica mi ricorda G+ (Google Plus) che tanti anni fa, doveva essere il competitor lato social di Facebook che ai tempi era il leader indiscusso dei social network. All’epoca tanti marketer investirono tempo ed energie su G+, ma la gente comune continuava ad utilizzare Facebook, semplicemente perché era sinonimo di Social. Il resto è storia… Google chiuse G+ dopo pochi anni.

Non ho mai inseguito le novità solo perché arrivavano dal gigante tech di turno. Ho sempre preferito osservare i comportamenti reali e le tendenze di lungo periodo. Perché non è lo strumento a determinare il successo o meno di un progetto, ma il luogo e il modo in cui le persone ti trovano. È sempre stato così fin dai tempi del marketing classico e continuerà a esserlo anche nel digital marketing. Nemmeno le piattaforme di AI possono cambiare questa regola. Sembra lapalissiano, ma evidentemente per alcuni motivi qualcuno se ne “dimentica”.

Ricordati che non è l’AI a togliere traffico. È chi ti dice che nulla è cambiato a toglierti la strategia.

Immagine di Stefano Scetti
Stefano Scetti

Consulente freelance di Digital e Social Media Marketing con base a Milano.
Dal 2005 affianco PMI e professionisti in Italia lavorando principalmente da remoto.
Completo l’attività di consulenza con la docenza in corsi di social media marketing e produttività.

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