Voglio condividere con te una mia supposizione, nata mentre utilizzavo ChatGPT 5, una sensazione che mi preme raccontarti perché potresti averla provata anche tu. Da qualche settimana noto che GPT5 chiude molte risposte con “Se vuoi, posso…” e questo mi fa storcere il naso (Obiettivamente se ricordo bene anche il modello 4o a volte lo faceva). Ovviamente non ho prove certe, solo intuizioni maturate in anni di marketing online, ma la sensazione è forte. Ti racconto quello che credo stia succedendo.
La sensazione di una risposta spezzata
Quando ChatGPT 5 arriva al dunque sembrerebbe frenarsi…
→ Inserisce un’offerta di aiuto pratica anziché concludere l’argomento
→ Mantiene la soluzione in sospeso come se aspettasse un tuo clic
→ Ti spinge a chiedere di più per arrivare davvero alla parte succosa
Se questa sensazione ti è familiare, resta con me. Nei prossimi paragrafi ti spiegherò perché potremmo trovarci davanti a una strategia ben studiata e non ad un semplice passaggio superfluo che interrompe il flusso del ragionamento senza apportare alcun vero contributo sostanziale.
La possibile regia di Fidji Simo
OpenAI ha recentemente reclutato Fidji Simo, la manager che dieci anni fa guidò la nascita della rete pubblicitaria di Meta Blue. Oggi le è stato affidato il compito di progettare la futura piattaforma di advertising di OpenAI e, dai primi segnali, sembra che stia già preparando il terreno. Con alle spalle l’esperienza di scalare grandi piattaforme consumer, da Facebook a Instacart, e una profonda conoscenza della pubblicità digitale, Simo potrà rivelarsi decisiva se OpenAI deciderà di integrare in ChatGPT raccomandazioni o acquisti in‑app.
I punti di iniezione nelle risposte
Immagina la risposta di un assistente come una pagina web con spazi vuoti pronti a ospitare messaggi sponsorizzati. Quei “Se vuoi, posso…” rappresentano il gancio ideale, come vedrai nei punti che seguono, per:
→ Proporti un libro da ordinare
→ Suggerire un prodotto in linea con la conversazione
→ Prenotare un servizio legato al tuo bisogno espresso
In altre parole, l’intera risposta viene cucita su misura intorno a quell’invito, rendendo il ragionamento più superficiale, a meno che lo scopo non sia spingerti verso un’azione esterna, non direttamente connessa al dialogo con l’AI, come cliccare, acquistare o prenotare. AI Overviews e ChatGPT?
Dal punto di vista del marketing e dell’esperienza dell’utente, questa formula sarebbe addirittura ideale. L‘utente è ormai abituato ad interpretare quel «Se vuoi, posso…» come un gesto d’aiuto. Qualsiasi proposta successiva, anche commerciale, verrebbe quindi percepita come un valore aggiunto, quasi fossero i motori di ricerca AI a prodigarsi per risolvere il tuo problema. Il futuro sarà Google vs AI search?
Degradazione commerciale in arrivo?
Se la priorità dovesse diventare inserire una call to action, profondità e chiarezza si sacrificherebbero. Il risultato sarebbe un assistente che apparirebbe:
~ Più vago nelle soluzioni
~ Più lungo nel portarti alla risposta
~ Più concentrato sulle azioni che generano ricavi che sul tuo bisogno informativo
A mio avviso, se e quando questa prospettiva dovesse davvero concretizzarsi, perderemmo una parte preziosa delle interazioni relazionali, pensa alle fasi di briefing o all’approfondimento di un concetto complesso.
Sono conscio che, prima o poi, la pubblicità entrerà nei modelli linguistici. Suppongo che sia inevitabile. Le aziende devono monetizzare ed i costi delle infrastruttura sono così elevati che i ricavi dagli abbonamenti non bastano. Fin qui nulla di male. Tuttavia, se di fronte ad un mio prompt ricevessi un suggerimento commerciale, mi sembrerebbe di fare un salto indietro ai tempi delle vecchie ADV sui motori di ricerca.
Come scrivevo all’inizio, si tratta soltanto di una mia intuizione o se preferisci sensazione, che potrebbe essere sbagliata, ma come recita la celebre massima “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina”.






